Grazie al Covid i pesci tornano a popolare i mari, ma i pescatori ora vogliono pescare di più

Il coronavirus ha costretto a fermare lo sfruttamento delle acque facendo aumentare le popolazioni marine come già accadde nella Seconda Guerra mondiale, ma le lobby dei pescherecci sono in agguato

Foto Ansa - EPA/NIC BOTHMA

Il coronavirus è stata sicuramente una maledizione per l'umanità, ma per il pianeta invece è stata un'ottima notizia. L'uomo, l'unica specie che non ha predatori e che si siproduce in maniera praticamente incontrollata, sfruttando tutte le risorse del pianeta, ha dotufo fermare la sua attività per contrastare un nemico inaspettato: la pandemia di Covid-19. E così la natura ne ha approfittato per riprendersi, seppur momentaneamente, i suoi spazi. È accaduto soprattutto nei mari, con la pesca che è stata messa al bando in diverse parti del pianeta, facendo fare alla natura il suo corso indisturbata.

Lobby in agguato

Ma questa tregua sta per finire e i pescatori sono intenzionati non solo a tornare in attività, ma a recuperare anche il tempo perduto. La lobby Europêche ha chiesto all'Unione europea la possibilità di spostare parte delle quote di pesca inutilizzate quest'anno all'anno prossimo. “Sollecitiamo la Commissione europea ad adottare ulteriori misure per far fronte efficacemente alla crisi. Queste dovrebbero includere la possibilità di trasferire fino al 25% delle quote inutilizzate di quest'anno al 2021, per compensare la perdita di reddito dei pescatori”, ha dichiarato il portavoce per gli Affari sociali, Ment van der Zwan. Ma in questo modo si rischia di far perdere ai mari l'inaspettato, ma importante, riposo che hanno ottenuto.

Stock a rischio

Come riporta Politico per Griffin Carpenter, un esperto di modelli economici, specializzato nella gestione delle risorse naturali presso la New Economics Foundation, trasferire le quote "potrebbe peggiorare le cose", in quanto "la scienza non funziona in questo modo, non è possibile sommare tutte le quote o si rischia di eliminare l'intero stock ittico". Lo studioso ha partecipato alla stesura di un rapporto, prodotto da 11 Ong, sugli effetti della pandemia sui mari. Secondo la ricerca coronavirus ha avuto un effetto positivo per i mari, simile a quello che ebbe un'altra, e ben più grave, tragedia per l'umanità: la Seconda guerra mondiale. Allora la paura di essere silurati o bombardati tenne i pescatori in porto per anni, portando a un drammatico recupero degli stock ittici.

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Gli effetti della Seconda guerra mondiale

"Quando i pescatori tornarono nel Mare del Nord dopo quegli anni di guerra, scoprirono che i pesci erano più numerosi e più grandi", ha spiegato Clara Ulrich, esperta marina e vicedirettore scientifica presso l'Istituto di ricerca francese per lo sfruttamento del mare (Ifremer ). ora lo stop è stato solo di pochi mesi, ma la natura ne ha sicuramente approfittato. Se però si tornerà aumenterà lo sfruttamento per recuperare gli affari perduti, i vantaggi per il pianeta potrebbero essere vanificati.

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