Da dove proviene il cibo che mangiamo? Italia e Francia chiedono a Ue più chiarezza

Il prossimo aprile entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo sull'indicazione d'origine obbligatoria degli alimenti. Ma per il nostro Paese non è sufficiente. Con noi Parigi, Madrid, Atene e Lisbona

Il prossimo 1 aprile 2020 entrerà in vigore il regolamento Ue sull'indicazione di origine dell'ingrediente primario negli alimenti. In sostanza, le aziende avranno l'obbligo di inserire un'etichetta in cui si dichiara il luogo di produzione del principale ingrediente del prodotto agroalimentare venduto al consumatore. Ma per una serie di Paesi membri, tra cui il nostro, le nuove norme lasciano aperte troppe scappatoie. Ecco perché proprio l'Italia, insieme a Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, chiede adesso alla Commissione "un passo avanti" per migliorare la trasparenza e la chiarezza delle nuove etichette. 

Pur ammettendo che il regolamento Ue è "un passo avanti", i 5 Stati membri hanno preparato un documento, che verrà presentato al Consiglio Agricoltura della prossima settimana, in cui si chiede di "evolvere" e "rafforzare" un quadro di regole comuni in materia che sia integrato nel dibattito sulla strategia 'Farm to Fork' ('dal campo alla tavola') che dovrebbe partire proprio la prossima primavera. "Dobbiamo rendere chiara l'origine di prodotti - dice il ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova - da dove viene la materia prima, come è stata coltivata e trasformata e confezionata. Questo è un punto fondamentale perché dobbiamo permettere ai produttori di avere un reddito dignitoso e questo anche facendo in modo che possano far conoscere la qualità dei loro prodotti, che non è solo fatta di eccellenza per il gusto ma anche di rispetto per la salute dei consumatori".

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Secondo i produttori italiani, infatti, il regolamento lascia troppi spazi aperti a potenziali frodi, in particolare per quel che riguarda l'individuazione dell'ingrediente principale. 

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