Ora i macelli sono focolai di coronavirus? Un caso anche in Italia

A livello mondiale la situazione più grave negli Stati Uniti con 10mila contagi in questi impianti, mentre in Europa è la Germania il Paese dove ci sono più casi

Foto Ansa EPA/MARWAN ALI

In diverse parti del mondo sono esplosi focolai di Covid-19 nei macelli, uno sviluppo che potrebbe avere implicazioni per i sistemi di approvvigionamento alimentare dei Paesi coinvolti.

Usa i più colpiti

Gli Stati Uniti sono stati i più colpiti, con focolai in oltre 180 impianti. Solo ad aprile ci sono stati quasi 5mila casi e almeno 20 morti tra i lavoratori e secondo il Midwest Center for Investigative Reporting ora i casi sono saliti a più di 10mila. Molti contagi ci sono stati anche in Irlanda, Spagna, Australia, Germania, Brasile, Canada, Regno Unito e anche in Italia. Si dice che le ragioni alla base di questo fenomeno siano da ricercarsi da una combinazione delle condizioni di lavoro, con gli operai che operano in sale molto affollate in aggiunta al fatto che questi impianti non hanno mai arrestato le loro produzioni durante il lockdown, perché ritenuti tra le attività fondamentali, visto che servono ad assicurare l'approvvigionamento alimentare.

Un caso in Italia

In Puglia, in provincia di Bari, 71 persone in un impianto di lavorazione delle carni sono state trovate positive al coronavirus ad aprile, e poste in quarantena, costringendo alla chiusura dell'azienda per due settimane.

Preoccupazioni in Germania

In Europa al momento le preoccupazioni principali ci sono in Germania dove già a partire dalla scorsa settimana diversi Land, tra cui il Nordreno-Westfalia, lo Schleswig-Holstein e la Bassa-Sassonia hanno registrato centinaia di casi. Solo nello stabilimento di Pforzheim, in Baden-Wuerttemberg, che impiega circa 1.100 persone, ne sono state contagiate 400. In Spagna ci sono stati quasi 300 casi in questi impianti e in Irlanda 560 in dieci diversi impianti.

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Politiche incentrate solo al profitto

"Stiamo vedendo i risultati di anni di consolidamento nell'industria della carne di politiche finalizzate ad aumentare i profitti attraverso maggiore produttività e bassi salari e che non hanno tenuto conto dagli effetti su animali, lavoratori e ambiente", ha denunciato al Guardian Marion Nestle, professore di nutrizione, studi alimentari e salute globale presso la New York University. "La pandemia di Covid-19 ha messo a nudo “i costi per i lavoratori costretti a condizioni di sovraffollamento che si aggiungono a condizioni di impiego già pericolose con contratti che spesso non assicurano congedi per malattia e prestazioni sanitarie”, ha aggiunto il professore.

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