Nutri-score, 5 accademici italiani promuovono il semaforo in etichetta

Nella polemica innescata da Salvini, gli studiosi difendono il sistema francese raccomandato “da tutti i comitati di esperti nazionali e internazionali, in particolare dall'Organizzazione Mondiale della Sanità”

“Il punteggio Nutri-score non è al momento sostenuto dalla Commissione europea”. Ci tengono a precisarlo i cinque esperti italiani che hanno deciso di intervenire nella polemica sull’etichetta a semaforo che, comunque la si pensi, non fa parte di un “complotto dell’Unione europea”, tantomeno si tratta di “un'arma contro la dieta mediterranea”. Quest’ultima, a detta degli accademici provenienti da diversi atenei in Italia e all’estero, non viene messa in discussione dal Nutri-score. L’alimentazione tipica dei Paesi del Sud Europa rimane anzi “un modello alimentare i cui vantaggi per la salute sono condivisi da tutti i nutrizionisti a livello internazionale”, purché venga applicata “nella sua versione originale”.

La duplice funzione del semaforo

L’etichetta con il Nutri-score, si legge nel parere, è “raccomandata da tutti i comitati di esperti nazionali e internazionali, in particolare dall'Organizzazione Mondiale della Sanità” e serve a un duplice scopo. “Aiutare i consumatori a giudicare, a colpo d'occhio, le caratteristiche nutrizionali complessive del cibo - scrivono gli esperti di nutrizione - e incoraggiare i produttori a riformulare la composizione nutrizionale degli alimenti che producono”.

Nutrienti da limitare

L’etichetta a semaforo di cui si stanno interessando i politici italiani - aizzati dagli interventi del senatore Matteo Salvini, ma anche del ministro della Salute Roberto Speranza - avrebbe, secondo i cinque autori di un parere “una base scientifica molto solida” supportata da “oltre 40 studi pubblicati su riviste internazionali sottoposti a peer review, incentrati in particolare sulla prevenzione delle malattie croniche”. “Il suo formato a 5 colori (dal verde al rosso) - proseguono gli esperti - abbinato a 5 lettere (dalla A alla E) lo rende uno strumento semplice, intuitivo e comprensibile”. Il punteggio sulla base del quale si abbina una lettera all’alimento e il colore del semaforo “considera, per 100 grammi di prodotto, il contenuto di nutrienti e alimenti da promuovere (fibre, proteine, frutta e verdura) e da limitare (energia, acidi grassi saturi, zuccheri, sale)”.

Il punteggio dell'olio d'oliva

Tra gli argomenti presi di petto dagli esperti c’è anche quello che ha suscitato maggiore indignazione nel dibattito pubblico, ovvero il basso punteggio assegnato all’olio d’oliva. Il grasso vegetale principe della dieta mediterranea “nella classifica Nutri-Score ha il punteggio migliore per i grassi aggiunti (C), e non, come si è detto scorrettamente, il ‘semaforo rosso’”. Una valutazione assegnata “in assoluta coerenza con le raccomandazioni per la salute pubblica che, in Italia come altrove, spingono i consumatori a privilegiarlo rispetto agli altri olii vegetali e soprattutto rispetto ai grassi animali”.

Gli autori

Dei cinque accademici autori del parete - Paolo Vineis, Elio Riboli, Walter Ricciardi, Mauro Serafini, Silvio Garattini - i primi due lavorano Imperial College di Londra, mentre gli altri tre provengono rispettivamente dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma), dall’Università degli Studi di Teramo e dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (Milano). 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I trattori assediano Bruxelles contro i tagli alla Politica agricola comune

  • Una "superfrutta" più sana e sostenibile grazie alle radiazioni: la scoperta made in Italy

  • Coronavirus, lo stop ai voli con Taiwan colpisce gli allevatori italiani

  • Crollo di insetti 'spiaccicati' sulle auto. Ma non è una buona notizia per l'agricoltura

  • Coronavirus, Bellanova chiede all'Ue maggiore tracciabilità degli alimenti

  • Trump 'salva' il Grana padano: niente aumento dei dazi sui prodotti made in Italy

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento