Pesticidi, ambientalisti criticano l'Ue: "Monitoraggi non affidabili"

Il sistema adottato nelle prime bozze della strategia Farm to Fork viene definito “oscuro” da Greenpeace. Lo stesso indicatore, che segnala una riduzione delle sostanze chimiche in agricoltura del 20% negli ultimi anni, era stato preso di mira dalla Corte dei conti Ue

Mentre ridurre l’uso di pesticidi in agricoltura è ormai ritenuto, dalle principali parti in causa, un obiettivo giusto e doveroso, la stessa unità di intenti non si riscontra su come misurare i progressi fatti. È quanto emerge dal dibattito sulle prime bozze in circolazione sulla strategia Farm to Fork (dalla fattoria alla tavola). Il pacchetto normativo con il quale al Commissione europea vorrebbe rendere meno inquinante l’agricoltura Ue e più sicuri i cibi che mangiamo, prevede infatti disposizioni sulla riduzione dell’uso dei pesticidi da parte delle aziende agricole. Eppure, secondo un testo provvisorio - i cui contenuti sono stati riportati dal giornale online Euractiv - il metodo di misurazione dei progressi sarebbe quantomeno discutibile.

L'indicatore

Si tratta dell’Indicatore di rischio armonizzato 1 - meglio noto come HRI1 - la cui affidabilità è stata messa più volte in discussione. L’indicatore viene criticato in quanto imperfetto su una serie di aspetti. Una recente relazione della Corte dei conti dell’Unione europea ha concluso che “per valutare i progressi compiuti, la Commissione dovrebbe migliorare gli indicatori di rischio armonizzati (HRI) o svilupparne di nuovi che tengano conto delle aree agricole, dei volumi di sostanza attiva e del modo in cui questi prodotti di produzione vegetale vengono utilizzati”.

I risultati in discussione

Gli HRI vengono utilizzati per stimare le tendenze del rischio derivanti dall'uso di pesticidi. L'HRI 1 viene calcolato moltiplicando le quantità di sostanze attive immesse sul mercato nei prodotti fitosanitari, con un fattore di ponderazione. L'HRI 1, per esempio, ha mostrato una riduzione del 20% del rischio per la salute umana e per l'ambiente dovuto ai pesticidi nel periodo dal 2011 al 2017. Ma, nella loro relazione, i revisori dei conti dell'Ue concludono che la riduzione del rischio è principalmente dovuta alla “riduzione delle vendite delle sostanze non approvate” e non dunque a un’effettiva calo del rischio legato alle sostanza utilizzabili. 

Le critiche 

La direttrice di Greenpeace per la politica alimentare dell'Ue, Franziska Achterberg, sostiene che l'HRI 1 sia “oscuro” e, come tale, inaffidabile per la misurazione dei risultati. I progressi registrati negli ultimi anni dall'HRI 1 sarebbero “principalmente il risultato di divieti e ritiro di pesticidi dalle società, non il risultato di riduzioni nell’uso”. 

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Géraldine Kutas, direttore generale dell'Associazione europea per la protezione delle colture, riconosce “le preoccupazioni della società del settore dei pesticidi e riconosciamo la volontà della Commissione di ridurre sia i rischi che i volumi utilizzati dei nostri prodotti”. Tuttavia, incoraggia la Commissione “a utilizzare l'HRI 1 con una base chiara, al fine di soddisfare la visione stabilita nella strategia Farm 2 Fork”.

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