Vino senza frontiere, i produttori Ue e Usa uniti contro i dazi

Due importanti organizzazioni del settore di entrambe le sponde dell'Atlantico chiedono la completa eliminazione delle tariffe tra Europa e States. Intanto, cresce l'allerta per la sorte delle bottiglie italiane oltreoceano

A breve, Washington potrebbe inasprire i dazi su una serie di prodotti importati tra cui i vini europei. E il settore italiano teme un raddoppio dei prezzi delle bottiglie tricolore nel mercato d'Oltreoceano. Ma proprio dinanzi a questo scenario, è nata un'insolita alleanza tra i produttori Ue e Usa per azzerare i dazi.

L'alleanza del vino

Il Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev) e l'americano Wine Institute hanno infatti sottoscritto una dichiarazione comune per chiedere di tenere fuori il settore del vino dalle dispute commerciali non correlate, come quella in corso, legata al braccio di ferro tra i big aerospaziali Boeing e Airbus. Ma non solo: propongono di applicare il principio dello 'zero per zero': ossia zero dazi dall'Ue verso l'Usa e viceversa. 

Già oggi, in seguito alla vicenda Airbus, Washington ha deciso di appliare il 25% di dazi supplementari alle bottiglie provenienti da Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. I vini Ue che entrano negli Usa, scrive l'Ansa, pagano tariffe da 1 a 22 centesimi di dollaro al litro, in base alla categoria e al grado alcolico. I dazi Ue sui vini Usa vanno da 1 a 32 centesimi di euro al litro. Usa e Ue sono i principali sbocchi reciproci per i produttori di vino, con scambi pari a 4,7 miliardi di euro nel 2018.

I rischi per l'Italia

La situazione potrebbe peggiorare e colpire anche i vini italiani. "Da informazioni provenienti dal mercato, i dazi decisi dagli Stati Uniti hanno già determinato i primi effetti e gli aumenti sui vini francesi e spagnoli danno evidenza degli incrementi dei prezzi quantificabili tra il 10 e il 35%, una differenza dovuta in gran parte all'assorbimento della maggiore tassa da parte di produttori o importatori. Il quadro è oltremodo preoccupante, perché aumenti maggiori al 35% non potrebbero essere assorbiti e in caso di dazi al 100%, come si prospetta, i prezzi delle bottiglie raddoppierebbero", lamenta Sandro Boscaini, presidente di Federvini. "Non solo, ma è doveroso sottolineare - aggiunge - che le ripercussioni di tale situazione danneggerebbero non solo i produttori, ma tutta la filiera del vino Usa considerando che, fatto 100 l'aumento delle bottiglie di vino determinato dai potenziali Dazi, solo il 25% compete al produttore italiano, mentre il restante 75% agli Stati Uniti per costi dovuti a tasse, servizi distributivi e logistica".

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"Oggi tra gli operatori americani c'è forte preoccupazione - avverte - perché molti di loro, specializzati nella distribuzione di vini europei, temono proprio per la sopravvivenza delle loro stesse aziende: si stima, infatti, che tali aumenti dei prezzi possano spingere i consumatori all'acquisto di bevande alternative, creando disaffezioni al prodotto vino, e tempi lunghi per un eventuale recupero delle abitudini di consumo. Intanto -conclude Boscaini- è già iniziata la corsa alla scorta di vini provenienti dall'Europa, che sta anche mettendo in difficoltà i centri di logistica sia a Est sia a Ovest degli Stati Uniti, con conseguenze anche di stoccaggio per i containers in mare. Ci auguriamo che a prevalere sia, dunque, la prudenza e il buon senso'', conclude Boscaini

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