Coronavirus, lo stop ai voli con Taiwan colpisce gli allevatori italiani

Il governo di Taipei ha deciso di fermare le importazioni di carne made in Italy. La motivazione è la presenza della peste suina in Sardegna. Me per Coldiretti si tratta di una ritorsione

Il business aveva raggiunto proprio nel 2019 livelli record, con quasi un milione di chili di carne made in Italy che avevano raggiunto Taiwan. Ma dopo lo scoppio dell'emergenza coronavirus e la decisione di Roma di bloccare i voli civili da e per la Cina e altri Paesi asiatici, tra cui per l'appunto Taiwan, il governo di Taipei ha deciso di mettere al bando le importazioni dall'Italia.  

In otale, l'export dell’Italia verso Taiwan nel 2019 ha raggiunto i 2,6 miliardi di dollari, con macchinari, prodotti chimici, pelle, veicoli e tessuti in cima alla lista, secondo l’ufficio di rappresentanza di Taipei a Roma. La decisione di colpire la carne, ufficialmente, è legata al fatto che  "l’epidemia di peste suina sull’isola italiana della Sardegna si sta intensificando”, ha detto il governo di Taiwan. In realtà, negli ultimi anni, la peste suina in Sardegna, che è endemica, si è ridotta. Il giudizio di Taipei, insomma, sembra più un modo per nascondere la natura ritorsiva della misura.

"L’agroalimentare made in Italy si trova a subire ancora una volta le ritorsioni di azioni che non hanno nulla a che fare con il settore - dice Coldiretti - Si aggrava cosi' il conto dei danni al settore provocato dall’emergenza sanitaria. Il clima recessivo provocato dall’emergenza coronavirus ha provocato una brusca frenata delle esportazioni dei nostri prodotti in Cina, che nel 2019 aveva raggiunto un valore stimato in 460 milioni di euro". I vincoli ai trasporti per cercare di contenere il contagio, sottolinea la Coldiretti, "si stanno riflettendo anche sulla logistica delle merci con incertezze e ritardi che impattano sugli scambi commerciali". A pesare anche i limiti agli spostamenti interni dei cittadini cinesi che cambiano le abitudini di consumo soprattutto fuori casa. A pagare un conto salato "è dunque il made in Italy a tavola con il vino che è il prodotto tricolore più esportato in Cina per un valore stimato dalla Coldiretti in 140 milioni di euro nel 2019".

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La Cina, infatti, è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Ma difficoltà ci sono anche per le esportazioni di frutta e verdura fresca made in Italy "che avevano fatto segnare in Cina il record storico con un balzo nel 25% grazie alla progressiva apertura del gigante asiatico".  

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