Troppi antibiotici negli allevamenti italiani, l'allarme dell'Ue

Secondo l'Ema, l'uso nel nostro Paese è superiore oltre il doppio della media del Continente. E da noi si registrano un terzo dei decessi di cittadini europei causati dalla resistenza a questi farmaci

Siamo il secondo Paese Ue per uso di antibiotici negli allevamenti. E il primo per numero di decessi legati alla resistenza a questi farmaci. E' quanto emerge dai dati riportati dall'ultimo report dell'Ema, l'agenzia europea del farmaco, e da quello dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. 

Per quanto riguarda gli allevamenti, siamo secondi solo a Cipro in termini percentuali, con un uso 2,5 volte più alto della media europea e fra 20 e 50 volte più alto di Paesi come la Svezia e l'Islanda. In Italia oltre il 90% degli antibiotici destinati agli allevamenti sono usati per l'uso di massa nei mangimi o nell'acqua, mentre in Svezia e in Islanda più del 90% è usato per trattamenti individuali. Questo mostra, secondo l'organizzazione Ciwf, che nel nostro Paese è ancora scarso lo sforzo per limitare l'uso di questi farmaci negli allevamenti.

Il problema riguarda da vicino la salute umana. Secondo gli studiosi, infatti, è innegabile il legame tra i trattamenti negli allevamenti e l'altissimo numero di decessi causati da infezioni resistenti agli antibiotici, ben 10.700 in un anno, secondo l'Ecdc. Per avere un'idea dell'anomalia italiana, sta guardare al dato complessivo dell'Ue: 33.000. In altre parole, quasi un terzo delle morti da antibiotico-resistenza nell'Unione avviene nel nostro Paese. 

"L'uso di antibiotici nella medicina umana è la principale causa della resistenza nelle infezioni umane, ma - spiegano al Ciwf - anche l'abuso di antibiotici negli allevamenti contribuisce in maniera significativa. Somministrare antibiotici agli animali in grandi quantità porta all'emergenza di batteri antibiotico resistenti che possono trasmettersi alle persone tramite il cibo o l'ambiente e possono, in ultimo, causare infezioni antibiotico resistenti".

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Per questa ragione l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha chiesto che tutti i Paesi non somministrino più antibiotici agli animali sani, cosa che accade nei trattamenti di massa e preventivi. Coerentemente con questa richiesta, a partire dal gennaio 2022 un nuovo Regolamento Ue vieta l'uso routinario degli antibiotici, inclusi anche i trattamenti preventivi ai gruppi di animali. Il grandissimo uso di antibiotici negli allevamenti italiani è indice del fatto che i trattamenti preventivi siano molto probabilmente molto comuni. Attualmente in Italia non sono disponibili dati sul consumo di antibiotici per specie, ma da aprile 2019 è diventata obbligatoria la ricetta elettronica, che rende disponibili i dati di consumo per specie.

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